. , .

,
, ? , ? , ? ? .

Log-in.ru© - . , , -.

!  ? …    
, .

 

 

?     
...

.

   [X]

 0 

. / L'assedio di Firenze ( )

  .   / L'assedio di Firenze




: :

. . . , .

: 2015

: 59.9 .



. / L'assedio di Firenze :

. / L'assedio di Firenze

. / L'assedio di Firenze

. . . , .
, , .
, ( 4 ).


. / Francesco Domenico Guerrazzi. Lassedio di Firenze

. ., , ,
һ, 2015
* * *
!
. , , . 1530 蠖 . , , . , , , . , , . , , , .
, . , , passato remoto, congiuntivo, condizionale. , . . XIX. , , , . . , . , , - .
!
-

Capitolo Primo
Niccolò Machiavelli

Lo sconosciuto anchegli, quasi desto per forza, balzava indietro gridando: Alamanni!
E luno nelle braccia dellaltro precipitava e sentiva sopra il suo cuore palpitare il cuore dellamico col palpito più generoso che mai fosse concesso ai nati della creta. E già tardammo anche troppo, soggiunse Luigi Alamanni; ecosì favellando[2] prese pel braccio il Buondelmonti e salirono. Non incontrarono nessuno nè udivano muovere passo o articolare parola: una lampada appesa alla volta della sala ardeva solitaria e prossima a morire. Percossi dallo insolito silenzio, si avvolgono per lunga serie di stanze prive di lume; alla fine giungono in parte dove vedono scaturire una striscia di luce; si accostano alluscio ed aprono.
Niccolò Machiavelli giace[3] vicino allultima sua ora. Ora solenne nella quale lanima, non bene uscita dalla spoglia mortale né ancora volata alle dimore celesti, sembra soffermarsi sopra la soglia dello infinito, esitante tra le gioie promesse e gli effetti goduti; colloquio misterioso fra il Creatore e la creatura che nessuna mente possa comprendere, nessuna lingua descrivere, forse di amore, forse di rabbia, ma certamente pieno dineffabile amarezza.
Un giovane di vaghe sembianze, genuflesso a canto il letto, si cuopre il volto con la destra abbandonata del moribondo e la bacia e tacito vi sparge sopra largo rivo di pianto: un dolore senza fine amaro si ostina a prorompere[4] urtandogli impetuoso le fauci; la pietà del moribondo stringe il giovane a comprimerlo, sì che si ripiega fremente a spezzargli sul cuore, e il corpo si agita tutto di scossa convulsa. A capo del letto, dalla parte diritta, sta un frate di volto severo, stringe le labbra tra i denti, guarda il moribondo e non fa atto di pietà o dimpazienza; se non che la fronte, con vicenda continua, ora gli si corruga ed ora gli si spiana; come i nuvoli sospinti dalla bufera davanti al disco della luna, tu puoi scorgere i pensieri procellosi che lattraversano. Appié del letto occorreva unaltra figura vestita di corazza dacciaro, con ambedue le mani coperte di manopole di ferro soprammesse al pomo della lunga spada; anche il suo volto rendeva decoroso largo volume di capelli cadenti, le guance rase e le labbra, la fronte purissima, dove avrebbe potuto, come sopra il santuario, deporre un bacio langelo della innocenza; elui stesso sembrava un angelo che i credenti affermano vigilare intorno i letti dei giusti moribondi a respingere gli assalti dello spirito infernale. Lui, onde[5] cara e onorata cadesse la patria tra noi, disposero i cieli ad essere il martire della libertà, lultimo dei generosi Italiani. Machiavelli mosse le labbra e favellò:
Io vi aspettavo: silenzio! Parole ho a dirvi degne che per voi si ascoltino, per me si favellino, né alla umanità né alla patria inutili affatto e per la mia fama necessarie. La natura mi chiama, ed io sto disposto a rispondere. Perché piangete? Chiamerà anche voi; epoichì la vecchiezza precede la morte, considero la morte pietà; io però bene devo ringraziarla di questo, che ella non volle chiudermi gli occhi, se prima non avessi contemplato il giorno della risurrezione; adesso sì che mi sento capace davvero dinvocare col cuore il nome di Dio, poiché la mia bocca, sopra la piazza della Signoria, davanti la faccia del cielo, ha gridato: Viva la libertà! Silenzio! onde il senno dei tempi non vada disperso. Le schiatte umane passano come ombre; se non che, prima di ripararsi sotto il manto di Dio, nelle mani delle schiatte sorvegnenti consegnano la fiaccola della scienza: a guisa del fuoco sacro di Vesta, quantunque ella muti sacerdoti, pure arde sempre e cresce nei secoli nì ormai più teme vento di barbarie. Accostatevi e raccogliete le estreme parole, però che vi aprirò il mio pensiero come se fossi davanti al tribunale dellEterno. Voi, giovani, nei quali tutta speranza di salute riposa, restringetevi insieme; voi, Zanobi e Luigi, consigliate i nobili; voi, Dante da Castiglione (e il membruto della lunga barba rossa, sentendosi rammentare, si scosse come destriero al suono della battaglia), adoperatevi fra i popolani; badate a non lasciarvi sedurre dalle antiche rinomanze; a casi nuovi convengono uomini nuovi: se anima vive che valga a salvare Firenze, è certamente quella di Francesco Carducci; ame giova indicarvelo come il nostro palladio: molto mi conforta il pensiero che al nostro scampo basta non perdere, mentre ai nemici bisogna vincere.
A voi, carissimi, affido il mio nome; difendetelo voi; ese da alcuno udiete parola che rechi oltraggio alla mia memoria, più generosi di san Pietro, non vogliate negare il vostro maestro: dove il vitupero muova da uomo invidioso, tacete, imperocché allodio della mia virtù si aggiungerebbe allora lodio che nasce dal sentirsi dichiarato iniquo; ma dove comprendiate lui essere ingannato, ditegli animosi in mio nome: Nicolò Machiavelli non insegnò ai ricchi la roba, ai poveri lonore, a tutti la vita: sappiate volersi un gran cuore per intendere un cuore grande.
Piangevano tutti. I circostanti, il voto del moribondo adempiendo, si allontanarono dalla stanza; se non che ora luno, ora laltro senza mostrarglisi, gli resero gli uffici estremi, finchì, aggravandosi il male, il giorno appresso 22giugno 1527, quando pare che la campana pianga la luce scomparsa dal nostro emisfero, spirò la sua grandanima Nicolò Machiavelli.

Capitolo Terzo
Il papa e limperatore

La Francia è giglio fragile, e la mia aquila lo ha già sfrondato; se non mingannava un mal genio, tu a questora saresti, o Francesco, uno scudiero nella mia corte imperiale; la mezza luna non tanto scintilla sublime nei cieli che non valga a raggiungerla il volo della mia aquila: leopardo inglese, dacché lasciasti comprarti le branche, apparecchiati a darmi la tua corona in cambio dei miei ducati; etu, san Pietro, sappi che la mia testa ì capace di portare ancora la tiara Perché no? Massimiliano imperatore voleva farsi papa
La morte! la morte! gridò più alto il pontefice negli orecchi allimperatore.
La morte! proruppe Carlo V, che fa a me la morte? I codardi soccombono a questo pensiero, gli animosi lo portano come una corona di fiori. È meglio lasciare lopera interrotta che non incominciata I monumenti più grandi che il mondo conosca si devono al pensiero della morte parlo delle Piramidi. La morte sta nelle mani di Dio, luso della vita in quelle delluomo. La mia anima abbisogna che la testa del suo corpo si posi nella vecchia Europa, il tronco in Africa e in Asia, i piedi in America. Io non anche percorsi la curva ascendente della mia vita, non giungo ancora a trentanni; ese in questo punto mi toccasse la morte, come Cesare Augusto potrei domandare ai miei amici, ai miei nemici, a voi stessi: parvi chio abbia ben sostenuta la mia parte nel mondo? Le imprese da me fino a questo punto operate, se non possono la mia fama a quella di Alessandro Magno anteporre, bastano ad avvilupparmi in un sudario che mi salvi dal verme delloblio. Se adesso io morissi, il cuore mi assicura che gli uomini direbbero: meritava vivere di più. Papa Clemente, se voi moriste adesso, che cosa pensate il mondo fosse per dire di voi? Lui è vissuto troppo poco, o è vissuto anche troppo?
Clemente tacque. Guardato prima con molta diligenza un taccuino che si cavò dal seno di sotto alla mezzetta, rispose:
Più nulla.
A quando lincoronamento?
I vostri ufficiali di cerimonie possono concertarne il tempo e le forme col maestro del sacro palazzo.
Addio, dunque, Beatissimo Padre.
E Carlo disparve, le porte si chiusero, Clemente si trovò solo nella stanza. Allora, declinato il capo sul camino, meditò per lunghissima ora: allimprovviso si muove e si pone davanti alla sedia che occupò limperatore durante il colloquio:
Carlo dAustria! cominciò a dire alzando il dito e comprimendolo sopra langolo della tempia destra, le libertà dei comuni di Spagna, i privilegi delle città dei Paesi Bassi, le prerogative degli Stati Germanici ti avviluppano dentro rete validissima. Tu ti sforzi con ogni ingegno per divorarli; bada, Maestà, il tarlo rodendo si scava la tomba. La tua potenza non uguaglia il tuo orgoglio, i vasti concetti della tua mente non posano sopra anima in proporzione vigorosa; se pieno di forza rassomigli al sole di estate, come quel sole ogni giorno il tuo spirito tramonta. Maestà, tu mi hai supplicato per ottenere dalle mie mani una corona; ah semplice che fosti! io sarei venuto in capo al mondo per offrirtela; prostrati, Maestà, umiliati, Perché mi tarda importi questa corona sul capo; io la circonderò di punte invisibili e angosciose, le quali ti penetreranno nel cranio scompigliandoti il pensiero, turbandoti del continuo la coscienza. Io ti adatterò la corona sul capo come il collare al collo dello schiavo; che importa a me di cingertene il collo, la mano, il piede o la testa? Non per questo tu diventi meno servo alla chiesa romana! Affrettati a prostrarti, Maestà: io minnalzerò tanto, quanto tu labbasserai; eallorchì, Maestà, avrai baciato la polvere dei miei calzari, ti travaglierai indarno per dominarmi sul capo. Rendimi grande con la tua viltà e in processo di tempo se vorrai abbattere lidolo che tu stesso avrai fatto grande, o non ci riuscirai, o rimarrai infranto sotto la rovina di quello.

Capitolo Quarto
La incoronazione

Finalmente il santo padre cinse a Carlo le chiome della corona imperiale. Carlo allora, giusta le formalità, si prostrava curvandosi al bacio dei piedi santi. Era però convenuto che il papa non gli lascerebbe compiere latto, e rilevatolo a mezzo, lo avrebbe stretto tra le braccia e baciato nel volto. Ma come resistere alla compiacenza di vedersi innanzi prostrato un signore di tante provincie? Non tutti i giorni si trovano imperatori da rinnovare tale ossequio; epoi, Clemente lo aveva già detto, si sarebbe di tanto rialzato il sacerdozio quanto abbassato limpero. Si dimenticava pertanto del convenuto: il coronato stette lunga pezza nellattitudine dello schiavo: in quel punto la corona gli pesò sul capo come se fosse stata una montagna; allora gli parve che il mondo, pocanzi da lui sorretto nella mano, adesso di tutto il suo peso gli gravitasse sul corpo: come il serpente della Scrittura, lui si nudrì di cenere e la sentì amara, senza misura amara; sicché il suo cervello, compresso dal pentimento, dalla umiliazione e dalla rabbia, stillò una goccia di sudore, la quale, come quella dellanima dannata dello scolare apparsa al suo maestro di filosofia, secondo che racconta frate Jacopo Passavanti[6] nello Specchio della vera penitenza, avrebbe avuto virtù di traforare da una parte allaltra con insanabile piaga i piedi del pontefice, se per avventura ci fosse caduta sopra.
Fuori del tempio il popolo urlava, insaniva, fremeva a guisa di baccante scapigliata; Perché nessuna scintilla dintelletto gli balenasse su lanima, qui ì pane, qui copia di vino, camangiari e giullari. Sopra una colonna di marmo stava laquila imperiale; la quale da uno de suoi becchi versava vino rosso, dallaltro vino bianco, e giù intorno alla base della colonna vedevi prostesi uomini deturpati da oscena ubbriachezza. Sicché lAlamanni[7] a questo spettacolo ebbe a dire: Ecco laquila imperiale rende oggi a spiluzzico alla gente italica il sangue che loro bevve a lunghi sorsi in tanti anni e le lacrime che le fece in copia versare; ma gliele rende stemperate nel veleno della stupidità.
Ahi! popolo, io che ho viscere di umanità e sono parte di te, conosco le tue miserie e le compiango. Bevi, procurati un sonno uguale alla morte; le tue gioie consistono nel non sentire i tuoi dolori. Ora tu sei condotto in piazza, come lorso ammansito, per sollazzare i tuoi sovrani padroni.
Dalle finestre, dai terrazzi lui ordina che ti siano gettati pane e carne. Potessi cibarti per un anno e approvigionarti lo stomaco, come la cittadella che teme lassedio, saresti meno infelice; ma domani linsolito cibo ti recherà molestia, forse anche la morte. Feste, forni e forche; ecco la somma dei paterni argomenti con i quali ti governano i tuoi signori. Domani tornerai a logorarti nelle consuete officine, a bagnare di sudore i solchi dei campi; quivi travagliati da mattina a sera, e lopera delle tue mani, il sudore della tua fronte devotamente consegna ai re e ai sacerdoti tuoi. Questi ti lasceranno la vita, ti lasceranno un pane, il cielo che ti copre e il sole che ti scalda o che non basta? Indiscreto! Via, ti lasceranno tanto spazio di terra da riporci dentro le tue ossa, perché non le rodano i cani, ed ancora perché morto tu col fetore non gli offenda dopo che vivo tanta recasti loro gravezza e molestia.

Capitolo Quinto
Papa Clemente VII

Clemente papa ora se ne sta ridotto nella stanza più riposta del suo palazzo: essa[8] era di forma ottagona con bellissime colonne di ordine ionico. Da quattro lati ci fanno capo altrettante porte di rare modanature come sapeva condurre la eccellenza dellarte così comune in quei tempi; gli altri sodi appariscono ornati di quadri rappresentanti martiri di santi, membra segate, capi fessi, brindelli laceri, che infondono, piuttosto che riverenza, ribrezzo; intorno allarchitrave superiore si innalza una parete che gli architetti chiamano tamburo, e sul tamburo una cupola elegante a imitazione delle forme immaginate dal divino Brunellesco. Il servo andasse ad aprire la porta, dicendo:
Ecco gli oratori fiorentini.
Si apersero le porte, e comparvero Nicolò Capponi, Luigi Soderini, Jacopo Guicciardini e Andreuolo di messer Otto Nicolini, oratori del comune di Firenze. Giunti appena che furono al Pontefice, e si prostrarono al bacio dei santi piedi: ma Clemente, rilevandoli con la voce e con i gesti favellava:
Alzatevi, messere Nicolò e voi messere Andreuolo; su via, messeri Luigi e Iacopo, sedetevi. Limperatore ha da curvarsi al cospetto nostro e baciarci i piedi: voi poi siete parenti, amici, tutti figli della medesima madre. Messere Nicolò, che cosa fanno Piero e Filippo vostri? Venite, parliamo di Firenze nostra in famiglia. A quale stato la povera città si trova condotta adesso?
Dentro, rispose severo messere Nicolò, non si patisce difetto di animo né di vettovaglia né darmi: i barbari fuori, raccolti ai nostri danni, tagliano le viti, ardono gli ulivi, le case distruggono, i popoli uccidono o sperdono. Tanta e sì grande ingiuria appena potrebbe cagionare il terremoto; più poca ne farà il giorno finale; dappertutto seminano il deserto
O Firenze mia, dove ti porteranno questi sconsigliati? Vediamo, fratelli, di rinvenire fra noi modo che valga a salvarla dalla rovina. Accordiamoci a cacciare via i barbari che la divorano queste immani bestie tedesche, che dalla voce e dallaspetto non hanno niente di umano, come scriveva la buona anima del nostro messere Nicolò....
Padre Santo, fuori di misura piacevole riesce allo spirito nostro contristato, riprese a dire il Capponi,lintendere la buona mente della Santità Vostra verso la patria comune vostra[9] madre e mia. Brevi i patti della pace e consentanei al giusto. La libertà si conservi, si restituisca il dominio, del presente reggimento nulla sinnuovi.
Libertà! interruppe il Pontefice a mano a mano infervorandosi nel dire: e parvi libertà questa dove senza ragione parte dei cittadini simprigionano, molti più si perseguitano, alcuni si mettono crudelissimamente a morte? Vi sembrano modi civili ardere il palazzo Salviati a Montughi, ardere il nostro a Careggi, proporre di spianare laltro a Firenze e farci una piazza in vituperio della casa Medici chiamata dei Muli? Ditemi si ì onesto e ordinato quando nella città i più tristie senza pena penetrano nei tempi di Dio, le immagini votive dei miei maggiori riducono in pezzi, me tamburano e vogliono dichiarare ribelle, me vicario di Cristo appiccano in casa Cosimino? Non parliamo di questo. Or via, nobili uomini, alsoltatemi: io voglio avere un reggimento Firenze dove, senza offendere la libertà, uno della mia famiglia, o Ippolito o Alessandro, sia considerato come principale cittadino, voi altri ottimati della città gli componiate un senato il quale insieme con lui attenda alle pubbliche bisogne. Poichì le fortune e la virtù di per sì stesse distinguono luomo e il cittadino della povertà e dalla ignoranza, sanzioniamo con legge quanto apparisce necessità di natura.
I padri nostri si legarono una volta, combatterono i grandi e li vinsero: adesso noi, degeneri dalla virtù paterna, vorremo al nostro posto istituirci grandi e porre nella nostra terra il mal germe di prossima discordia?
Clemente soprastette alquanto prima di rispondere, imperciocchì vedeva ogni arte riuscirgli meno; finalmente, tenendo la faccia dimessa a terra favellò:
Rimettetevi dunque nelle mie braccia: io mi comporterò con voi non come sudditi ribelli, ma come figliuoli[10] traviati.
Iacopo Guicciardini, sentendosi divampare il sangue, lira prorompergli dai precordi, gridò: Sudditi ribelli! Alla croce di Dio, da quando in qua siete voi re di Firenze, Giulio dei Medici? Cristo solo governa come principe la nostra città.... Aprite, Giulio, lanimo vostro intero. Ormai non ingannate nessuno, nì uomini nì santi. Voi intendete assoluto signore dominare su Firenze. Voi vorreste che le nostre teste siano scalini per salire sul trono e quindi le prime ad essere calpestate. Portiamo via, liberi uomini, da questa reggia, che non ci subisse sul capo, dacchì lira di Dio ci gravita sopra. Fin qui le preghiere e gli scongiuri furono carità patria, adesso sarebbero turpitudine e miseria. Il David del Buonarotti si moverà prima a difendervi che il cuore di questo Filisteo si ammolisca. Venite a giurare nella chiesa di Santa Maria del Fiore di liberare la patria o seppellirci sotto le rovine di lei. E concitato lo sdegno, da dolore e da impeto inestimabile, pone la mano sul battente della porta per uscire.
Iacopo, fermatevi, esclamò il Papa,e udite le mie ultime parole. Siano i Medici per autorità nello stato vostri compagni non principi; componete di quarantotto famiglie un senato, e in quello risieda il potere di governare
Se il mio antico genitore mi avesse proposto questa infamia e delitto, io farei che la scure del carnefice insanguinasse i suoi capelli bianchi. E senzaltre parole aggiungere gli oratori uscivano della sala.

Capitolo Sesto
Lucrezia Mazzanti

Uno fra loro, di volto leggiadro, giovanissimo, stava appoggiato con le spalle alla parete, la faccia china, immerso in pensieri i quali, come sembrava, non dovevano essere buoni nì tristi: questo era Lodovico Machiavelli. Lupo invece sedeva con le pugna strette, fortemente puntellate nelle guance sotto gli zigomi; gli occhi socchiusi: a volte prorompe dal petto profondi sospiri. Guizzando intanto la fiamma sanguigna sopra quei volti, per tutta la scena, presentava un quadro fantastico, stupenda materia ai dipinti di Gherardo delle Notti o del Rembrandt.
Adesso, mentre i soldati del corpo di guardia staccavano le partigiane dalla parete per accorrere in aiuto, spalancato fragorosamente le porte, balza in mezzo della stanza una femmina, come palla briccolata dalla bombarda, la quale, corsi allo indietro tre o quattro passi, quasi compiendo lurto di spinta impressa contro di lei, andò a percuotere supina il capo nella parete.
Indifferenti a questo, i soldati uscirono dal corpo di guardia; rimasero Lodovico e Lupo per ragione di ufficio ed anche per vaghezza di soccorrere la misera donna. Le si accostarono pertanto e, rilevandola, la trovarono giovanissima, bella e di gentile aspetto: le sue vesti apparivano schiette, quali costumano le donzelle di contado, se non che fatte di panni più fini e con sottile lavorio ricamate di passamani e nastri di seta. Sul suo viso delicato si vedevano i segni di patimenti sofferti, certo a lei più gravosi quanto più nuovi: pallida era ed aveva bianche le labbra, gli occhi chiusi come se fosse morta. Alla fine trasse un gran gemito, e lo splendore degli occhi si manifestò. Li volse esterrefatta dintorno, e la prima parola che uscisse dalle sue labbra fu:
O padre mio! Dovè mio padre? E chiuse gli occhi di nuovo.
Vico la seguitando veloce, la trattiene; econfortandola con dolci parole, le dice:
Non temete; il padre vostro ritroveremo; vi ricondurremo alle vostre case ai vostri parenti
Qui lo interrompe un alto riso della fanciulla:
Vuoi rendermi la casa! Oh! rendimela via, e con essa[11] la mia cameretta linda, pelita, col soffitto tinto dazzurro, e il letticciolo con le coperte di rascia rossa e il bel capoletto di Sicilia: rendimi la immagine della Madonna dellImpruneta di Luca della Robbia e la lampada e il vaso dove ogni giorno mutava fiori freschi di mia mano colti nel giardino Ma come farai a rendermela, se quando ne uscii, il pavimento, le pareti, il soffitto tutta andava in fiamme? Mi vuoi gettare tra il fuoco? In che peccai? Questa è la stanza dei dannati, ed io non ho fatto male a nessuno nel mondo. Io sono innocente, io! Tu mi hai parlato di madre: portami a vederla, e ti dirò fratello, perocché io sappia ogni creatura nascere da una madre ed essere amata da lei sopra ogni cosa: ma io, sai? Non ho conosciuta la mia nessuno ha risposto allorché domandai: siete mia madre voi? ed io fin qui ho dubitato di essere venuta al mondo senza. Ben ho padre e amatissimo. Almeno lo avevo unora fa; ora poi non so più se io lo abbia. Adesso poi che madonna Lucrezia è morta. Oh! le sventure vengono sempre e troppo accompagnate. Questa magnanima donna, di cui vi narrerò il pietosissimo caso, che aveva di qualche anno condotto a marito Iacopo Palmieri da Firenze, abitava in villa poco lontana dalla casa che fu nostra nel popolo di Dudda: lei era un esempio di domestica virtù; per santità di costumi venerata, dai poverelli per la sua beneficenza benedetta, a ragione della donnesca sua leggiadria a quanti la conoscevano gradita, discreta, ben parlante, amorevole. A lei dunque mi voltai interrogandola dove fosse mio padre: e lei mi ha detto di stare in luogo sicuro; non dubitassi; lo avrei rivisto un giorno, sotto cielo meno inclemente, circondato da creature più buone. Queste parole non mi confortavano per niente; ricordai lo scoppio dellarchibugio, il padre scomparso, e stemperandomi in pianto, più e più sempre invocava il mio povero padre. Le compagne, non sapendo come consolarmi, dolenti anche loro per uguali sventure, piansero al mio pianto, ai miei gridi gridarono. Sola madonna Lucrezia, trattenute le lacrime, non facendo atto che apparisse vile, con soavi parole ci conforta, in mille modi diversi singegna raumiliarci: Il pianto, ci dice, può solamente aggravare i colpi di fortuna; abbiamo coraggio per i casi con i quali il Signore intenderà provarci; ricordiamoci le donne che con rischio della vita avevano pigliato in mano la difesa della patria e che non dovevano piangere; anemico superbo opponiamo tutte le nostre forze; un giorno anche loro scontrerebbero amare queste esultanze nefande; aDio volgiamo il cuore rassegnato e contrito; alla Madre Santissima ci raccomandiamo; viviamo le nostre vite con onore; se no, scegliaimo la morte, e il cielo si aprire a raccogliere la nostra anima cantando le glorie dei martiri. Così accesa nel volto con occhi lucenti favellava la santissima donna, quando, schiusa la porta, apparve tra noi labborrito ordinatore della morte di mio padre. Le compagne si strinsero attorno a me, come colombe paurose del nibbio; io lo guardavo fisso e sentivo ribollirmi nel cuore orribile sete di sangue, sicchì se avessi in mano daga o archibugio e avessi saputo come si uccide un uomo, lo avrei trucidato di certo. Quel uomo, che seppi tenere grado di capitano, e chiamarsi Giovambattista da Recanati, si restrinse a colloquio con Madonna; procedevano da prima le sue parole dimesse, la persona piegava in atto di ossequio, poi diventò a mano a mano, concitato nel dire, gli occhi gli avvamparono ardenti. Madonna rispondeva raro, come schermendosi da molesta domanda, e noi la vedevamo a volte impallidire, a volte arrossire a guisa di persona posta al tormento. Allimprovviso quel triste proruppe: Fin qui pregai. Ora sappiate che io posso volere e voglio Lucrezia lo supplicava tacesse, il luogo considerasse e le persone; ma laltro non udiva ed ambe le braccia distese per afferrarla. In quello estremo la donna gli strappa la daga dal fianco e, alquanto indietreggiando, glielappunta alla gola gridando: Scostati, o sei morto. Declinando il giorno, comparve il capitano Recanati in compagnia di alquanti suoi scherani, e con loro noi tutti uscimmo. Lucrezia volse i passi frettolosi alle sponde dellArno. Talora si ferma, guardando il cielo e la terra: e poichì il cielo appariva divinamente sereno e la terra lieta di verdi piante Volgendosi a noi ci disse: Lultima ora di un giorno e di una vita è compiuta; pregate per unanima che sta per passare. Il senso di quelle parole non ci era chiaro, pure pregammo con ardentissimi voti. Cosa stupenda e a me medesima, dove non lavessi con i propri miei occhi contemplata, incredibile. I masnadieri e il capitano, i quali ci vigilavano da vicino, commossi dallo spettacolo di amore e di fede, loro malgrado si prostrarono anche loro, sforzandosi richiamare sulle labbra lorazione nei primi anni della vita imparata dalla pia genitrice. Noi donne stavamo sopra il ciglione dellargine; menava sotto vertiginose le acque lArno grosso per le pioggie cadute nei giorni precedenti. Madonna Lucrezia si leva: aveva nel volto gran parte di cielo; il crepuscolo dorato lo vestiva di luce serafica: ci guardò mesta, non abbattuta; secura non baldanzosa; eaprendo la bocca favellò: Figliuole mie, che voi sceglieste piuttosto la morte con onore che la vita con vergogna, stamani con parole io vinsegnavo; guardate, adesso ve lo confermo con lesempio. Ah! il pianto mi toglie possibilità di raccontarvi partitamente come ella, spiccato un salto, si precipitasse nel fiume: come vedessimo ora apparire sulle acque, ora scomparire sotto, la santissima donna; etanta era in lei la voglia di preporre lonestà alla vita che quante volte limpeto dei vortici la respinse su a galla, altrettante ella mettendosi le mani sul capo si attuffava giù nel fondo. Una voce lontana penetrò nel corpo di guardia, che chiamava:
Lena! Annalena!
Silenzio!
Lena!
Ah! padre, padre, padre!
E tutti uscirono dalla porta a gola spiegata gridando:
Qua. Da questa parte. Venite oltre. Qui è vostra figlia. Cessa la voce, sintendono passi precipitati; arriva un vecchio ansante, si slancia con giovanile leggierezza fra le braccia della vergine, ella di lui; epiangendo, mormorando parole slegate, alternando baci e carezze, godono piena la gioia umana, la cessazione del dolore!
Alcuno dei circostanti piegava altrove il volto, vergognando mostrarlo lacrimoso; Lupo rideva, non capiva in sì dalla contentezza. Poichì si furono alquanto rimesse quelle calde dimostranze di affetto, il vecchio con labbra ridenti e cuore devoto diceva grazie agli ospiti della figlia.
Oh! rispondeva Lupo qui non ci capiscono grazie; noi non abbiamo fatto altro che dirle buone parole e queste costano tanto poco, e tante ne sprechiamo invano e per male che davvero non meritano pregio le pochissime proferite per bene. Io ve lho conservata, come padre; esebbene la presenza vostra mi tolga la dolcezza di questo nome, siate ben venuto, buon uomo. Se però non vi offendesse la proposta, e voi voleste accoglierla con quellanimo col quale ve la offeriamo noi, starebbe a voi renderci gli uomini più lieti di questa terra (perdonate il rozzo dire alla sincerità delle intenzioni) accettando parte dei nostri denari
Lupo ci vince in valore, in magnanimità, in anni, in tutto, esclamarono i giovani.
Per gli anni, sta pur troppo e, mio malgrado, bene; pel rimanente, e nasca quello che sa nascerne, voi mentite per la gola.
Gente da bene, la vostra cortesia supera la parola: io ve ne rendo con lanimo quelle grazie che so e posso maggiori. Dal naufragio della fortuna tanto ancora mi avanza da sostentare me e la mia figliuola finchì il nemico duri nelle nostre contrade. Allora spero che Dio vorrà concedermi tanto di vita da restituire in lieto stato le mie terre, rialzare la casa
Amen! risposero i circostanti.
Però tra morire e vivere da schiavo, continuava il padre di Annalena, la differenza è questa: i morti non sentono nulla, i vivi si consumano sotto il peso delle catene. Lena mia, ti faccio manifesto il mio testamento alla presenza di questi valenti uomini; dove il leone coronato rimanga insegna della Repubblica, tu vivi, prova gli affetti di sposa, le santissime cure di madre; se le palle trionfano eccoti prendi questo coltello comunque corto sia, può sciogliere unanima dai legami del corpo.

Capitolo Ottavo
Giovanni Bandino

Poco oltre a mano destra del principe di Orange[12], immobile come pietra, sta Giovanni Bandino; tiene il volto e gli sguardi tesi verso Firenze. Dalla fronte pallida gli piovono grosse gocce di sudore; paiono lacrime piante sopra di lui da occhi invisibili: trema forte e non dice parola. In campo lo spregiavano e temevano; ma lui fuggendo ogni umano consorzio non dava luogo alle offese: quando negli scontri di guerra vedeva i soldati bestialmente inferocire e farsi ciechi per ira, lui, scoperto di ogni arme difensiva, si cacciava là dove i colpi e gli uomini cadevano più spesso. Allassalto di Spelle seguitò impassibile fin sotto il muro gli assalitori; fischiavano le palle intorno al suo capo, rovinarono corpi di uccisi o sconciamente mutilati, e pareva che lui non vedesse e non ascoltasse nulla; quando un colpo di sagro percotendo a mezzo il petto Giovanni da Urbino, tra quanti erano prodi nello esercito, valorosissimo, lo balestrò sfracellato ai suoi piedi, lui allora proruppe in altissime risa e balzò al posto dove rimase ucciso linfelice guerriero; atutti sembrò il demonio della strage: non perdonava a cui implorasse quartiere, o a chi resistesse; dal capo alle piante spesso appariva sordidato di sangue del nemico senza che pure una scalfittura ne versasse del suo. Gli Spagnoli, secondo lindole loro superstiziosi, sospettavano che fosse ciurmato, ma poi, sapendolo uomo del papa si ricredevano, in seguito nel sospetto si confermavano. Dovunque mostra la faccia cessano i colloqui, la gente si apre in due file per lasciarlo passare, assalita da misterioso ribrezzo. Immemore dei circostanti, lunga pezza il Bandino dimorò nello stato di fissazione di che scriveva pocanzi; allimprovviso, stendendo ambe le braccia, con voce angosciosa prorompe: O patria mia!
Quando monsignore di Orange aveva udito quellesclamazione, pose la mano sopra la spalla sinistra lo interrogando così: E perché dunque tra i nemici di lei?
Si riscuote il Bandino, guata bieco lOrange e brontolando fugge via a precipizio.
Ditemi, principe, soggiunse poi il Bandino arrestandogli per le redini il cavallo, in conto di che mi avete voi?
Ma nel conto che mi avreste me, se io fossi voi.
Principe, per favore parlatemi apertamente, in qual concetto mi tenete?
Fiorentino movete ai danni di Firenze di uomo siffatto può essere mai dubbiosa la fama?
Ah! certo il nome chei merita ì un solo per tutto il mondo, favella in suono sconsolato il Bandino lasciando le redini del cavallo
Noi altri Italiani cinnamoriamo in chiesa. Rammento il giorno e il luogo in che lei primamente mi comparve dinanzi, continua il Bandino senza rispondere alle parole del principe, fisso comera nel suo pensiero, per la festa di san Zanobi in santa Maria del Fiore, là presso alla parete dovè sospeso il simulacro del divino poeta, i nostri occhi sincontrarono insieme; parve che i miei sguardi la infiammassero, Perché lei si fece accesa nel volto, come le vampe di fuoco le ardessero davanti, e abbassò il velo: poco importa; ormai la sua immagine mi stava incisa nel cuore; dovunque guardassi io la vedevo; equando lei si partì dalla chiesa, io non rimossi mai gli sguardi dal luogo che lei tenne occupato; gli uffici divini cessarono, tacquero gli organi, spensero le cere, ed io per sempre mi rimanevo immobile credendo tuttavia di vederla. Secondo il costume dei giovani cominciai a passare sovente sotto alle sue finestre; presi dimestichezza con gli artefici vicini per avere onesto motivo di trattenermi nella contrada; nella notte o sul mattino, accompagnandomi sul liuto, le cantai sotto il balcone dolcissimi versi damore; praticai insomma quello che costumano le persone quando le scalda il petto lardente fuoco della passione e loro non sanno che fare solo che manifestarlo alla donna amata. Con quanta speranza io mi muovevo da casa, e come avvilito ci rientravo! Nessun cenno apparve alle finestre mai; mai vidi sporgere un capo il quale indicasse intendere allamoroso lamento; io conducevo tristissimi giorni disperato della vita.
Venisse listante nel quale la fanciulla, vinto il pudore verginale, mi confessava: Io ti amo Io vi giuro, monsignore in che vi giurerò io? Non conosco più nulla di sacro nella terra o nel cielo.
Laltra notte un famiglio mi conduce verso il palazzo della mia donna. Mi vidi al capezzale il padre della donna, il quale con volto benigno, mi disse: Attendete a ristorarvi e preparatevi ad ascoltarmi; quello che il cielo vuole forza è che uomo anche voglia! Lo rividi verso sera, ed accostatosi quanto più presso poteva al mio volto, Figliuol mio, cominciava, poichì umano argomento non vince lamore che la mia figlia porta per te, e poiché vedo a prova manifesta come anche tu ardentissimamente lami, e il contristarvi le nozze sarebbe certa ragione della morte di entrambi, a Dio non piaccia che in questa mia vecchia età prossimo a rendere conto della mia vita allEterno, contro al mio sangue mi renda micidiale. La tua stirpe è gentile, i tuoi costumi onesti: una sola cosa mi offende in te, e non è tua colpa, voglio dire il difetto dei beni di fortuna, ciò mi trattenne fin qui dal consentire che tu tolga in moglie la mia figliuola Maria: tu saprai un giorno quanto piaccia al cuore del padre allogare i figliuoli in famiglie più potenti della sua e quanto allopposto rincresca scemare; però siete giovani entrambi, che tu non mi sembri toccare il diciottesimo anno, e la fanciulla appena ne conta quindici: la fortuna, come donna, ama i giovani; viviamo in tempi nei quali riesce di leggeri, a cui vuole davvero, metter insieme denari; sopra tutte le parti del mondo vedo prosperare i nostri mercadanti in Spagna, fuori di misura doviziosa per loro che a lei manda lIndia non ha guari scoperte. Io ti prometto la figlia: fidanzatevi, ve lo concedo: poi su questa croce giurami che te ne andrai a procacciare tua ventura in Spagna per tornare presto a condurre donna e statuire famiglia con lo splendore conveniente alla stirpe donde esci e a quella a cui la tua moglie appartiene. Promisi e con pieno cuore; che cosa non avrei promesso? Restituito alla vita, rigoglioso di giovanezza, felice per potere consumare i miei giorni al fianco della donna amata e dirle: Io ti amo, e sentirla rispondere: Ed io pure ti amo; parole mille volte ripetute e mille volte ascoltate con dolcezza ineffabile miracolo nuovo di amore!
La fortuna, per flagellarmi meglio, spirò un fiato favorevole nelle vele; partii, giunsi e arrivai a Cadice e a Siviglia, dove impresi traffici smisurati: nei traffici rovina agli altri, io crescevo; ipazzi consigli miei riuscivano meglio dei savi provvedimenti altrui; apparvi oracolo, e fui soltanto avventuroso; la turba minvidiava, mi applaudiva e adulava.
Due anni passati, tornò a Firenze. E come forte mi tremò il cuore quando prima scopersi da lontano la cupola della basilica nostra! se avessi avuto le ali non mi sarebbe sembrato di affrettarmi a mia voglia: pur giungo e difilato mi avvio alla casa paterna; la mano mi manca per bussare alla porta, altri bussano per me, si apre, chi mi apriva non guardo, corro, corro in traccia di mio padre; la casa ì vuota!.... Rifaccio i passi, e vedo il vecchio genitore genuflesso davanti un Crocifisso, e ascolto tra i singhiozzi pregare riposo allanima mia.... Sono io morto, perché mi diciate il requiem? esclamò maravigliato; eil padre piange e più che mai si raccomanda: mi accosto, ei trema e non ardisce guardarmi. Anima benedetta, lui diceva con stupenda prestezza, anima benedetta, va in pace, io spenderò in suffragarti lultima mia masserizia Va in pace. Tornate le persuasioni invano, mi vinse lo sdegno, mi dolsi del modo col quale mi accoglieva, minacciai andarmene tanto lontano che mai più avrebbe riveduto la mia faccia, di poco amore lo rampognai. Lui sorse allora tra stupido e spaventato, e: Tu vivi? mi domanda con parole interrotte Mi tocca mi bacia e quando il suo dubbio fu tutto spento, crudeli! crudeli! esclama e mi cade semivivo tra le braccia. Qual io rimanessi non saprei raccontarvi con discorso convenevole.
Lui rivenne tosto, e io ansiosamente gli domandai: Chi è questo, padre? ela donna mia? La donna tua? Vieni a vedere la tua donna, e con impeto giovanile mi trasse fuori di casa.
Giungiamo alle porte di Santa Maria del Fiore; lì incontrammo fanti e donzelle, i quali tenevano per le redini in copia palafreni; entriamo in chiesa, la più parte sepolta in profondissima oscurità; andiamo avanti, e pervenuti al punto della nave dove sospeso alla parete si ammira il simulacro di Dante, coronata con la ghirlanda nuziale, con lo sposo al fianco, blandita da gioconda comitiva, ritorna da legare la sua fede eternalmente ad un uomo dal piè degli altari una donna, e questa donna è la mia! Empii di un grido orribile le volte del santuario e, stretto il pugnale, mi precipitai a trucidare la spergiura; mutati appena due passi, il ghiaccio di un ferro mi penetra nelle viscere, e precipito avvolgendomi nel mio sangue sul pavimento. Non piacque allinferno chio mi morissi: udite stupenda nequizia umana! Aperti gli occhi, mi trovo giacente sopra miserabile pagliericcio, dentro una stanza vuota, le mani e i piedi stretti da funi non mi rinveniva, cercava con la mente nì giungeva a indovinare in qual luogo mi avessero condotto e perché così legato. Allimprovviso mi spaventa uno schiamazzo confuso di minacce, di percosse, di pianto, di preghiere e di risa; esopra tutte queste voci tempestare un urlo che diceva: Chiudete le porte, san Pietro! san Paolo, di grazia, a che tenete quello spadone ai fianchi? Ora dovì andato larcangelo Michele? I demoni danno lassalto al paradiso.... e lhanno preso, lhanno preso, scomunicati! eretici! così bussate il Padre Eterno? poveraccio! Mi accorsi che mi avevano condotto allospedale dei pazzi.

notes

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

 

2000

     →